analogic desktop

70 x 70 x 7 cm per 4pz | Legno laccato, lastra metallica e calamite | 2020

Quattro cornici verniciate nei colori rosso-giallo-verde-blu, contengono ciascuna una lastra metallica alla quale un “cursore” calamitato si lascia spostare a seconda della posizione che il fruitore preferisce. “Colori grammaticali”, pretestuali, pre-segnici, che supportano il linguaggio non scritto dell’interazione in tempo reale che lascia sulla superficie “tracce” deboli non codificabili, non rappresentabili, non interpretabili, non sovrascrivibili di senso aggiunto ma sovrascrivibili e basta. La riscoperta del gesto libero. Non è un caso che l’opera ricordi le Tavole Magnetiche di Grazia Varisco

9=x

54 x 54 x 30 cm x 9 pz | Mdf laccato a mano e componenti metalliche 2017

9 mezzi cubi dotati di ruote che possono essere disposti e composti a piacimento. In ordine: l’opera durante una performance d’arte moderna all’inaugurazione del P.A.C.I.2018. l’opera in allestimento durante la mostra all’evento organizzato dal Comune di Francolise “arte a castello” L’opera 9=x è stata donata al futuro museo d’arte contemporanea dello stesso Comune. L’opera in ristrutturazione presso l’Auditorium Unità d’Italia di Isernia. L’opera allestita presso il Museo Vittorio Colonna di Pescara in occasione di Pescarart

tutte le direzioni - all directions

90 x 60 x 50 cm | polimaterico | 2018.

Sono dieci frecce direzionabili a piacimento. Fa chiaramente riferimento alla “stazione dei treni” come luogo dal quale scegliere la direzione prescelta. Ce ne sono due poiché un viaggio solitamente comprende due momenti diversi: andata e ritorno (il bianco e il nero). Ma non sono mai due momenti uguali e contrari, è questo il motivo dello sfalsamento degli altri colori. Questa è la riproduzione in scala di quella che dovrebbe essere una installazione urbana nel nuovo parco della stazione di Isernia.

controforma

polimaterico e supporto video | dimensioni ambientali | 2018.

“Controforma” è una installazione luminosa la cui ispirazione involontaria nasce osservando il docente durante una lezione che distrattamente intercetta con il braccio il videoproiettore ribaltandone l’ombra sulla parete. Può essere forse considerata un’ opera site-specific poiché tale circostanza nonché lo stesso titolo dell’opera sono la consecutio del corso “PROFORMA” tenutosi all’università del Molise da Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio e al quale ho preso parte fra settembre e gennaio 2017/2018. In termini di ricerca personale, “controforma” è un opera della serie interarting. L’interazione consiste appunto nel posizionarsi avanti le forme (cubo, piramide, sfera), che proiettano a parete omologhe forme bidimensionali. In questo modo la purezza della forma si spezza e si riscopre il primato del corpo che allora può essere riposizionato al centro del mondo.

su&giù

mdf laccato componenti plastiche e metalliche | 105 x 80 x 8 | 2017

incondivisibile – entraesci

cabina in cartongesso, porta in legno e acrilico | 230 x 122 x 122 cm | 2016

“Incondivisibile” è una cabina in cartongesso dotata di porta completamente nera dentro e fuori. Una volta entrati, il buio dell’interno invita all’introspezione, alla riflessione interiore; esperienze quindi non condivisibili sebbene il box sia abbastanza capiente per ospitare anche due persone. Ma c’è anche un secondo grado di “incondivisibilità” forse più interessante del primo, ed è quello che risponde all’attuale tendenza un poco degenere, di fruire delle opere d’arte in particolare ma della vita in generale, per mezzo delle fotografie da “condividere” sui social network. Nel buio della cabina non si possono scattare che foto nere. Alla iper-ingestione di immagini virtuali l’opera propone quindi il contraltare dell’esperienza autentica, del pensiero libero-liberato dalle sovrastrutture del logocentrismo e dell’interpretazione classica. Ed è in questo senso che l’opera è anche un grad(0)-zero e una tabula-rasa. Ovviamente tutto si innesca attraverso “l’interazione”. | collezione pubblica – comune di Isernia | modalità chiuso

colore al cubo

telaio in legno laccato, pvc adesivo su poliplat, componenti metalliche | 50 x 50 x 50 cm + 43,5 x 43,5 x 24 pz | 2017

Colore al cubo è un’ opera composta da un telaio cubico sospeso a soffitto che può ospitare le facce colorate, che invece restano sistemate a parete, fino al momento che il visitatore sceglie di cambiarne l’ordine a seconda del proprio “umore cromatico”.

color slot

OMAGGIO A FRANCO SUMMA | 82 x 82 x 13cm | legno e cartone dipinto | 2016 | collezione privata



L’interazione di Color slot, consiste nel cercare la combinazione vincencte/preferita di colori facendo girare i rulli come se si trattasse di una slot machine. È stata realizzata come omaggio spontaneo in occasione della mostra retrospettiva che il Museo Michetti di Francavilla a Mare (CH) ha voluto tributare a Franco Summa.

simplex o interazione semplice

88 x 51.5 x 46 cm | legno laccato | 2017.



Aggiungere didascalia: 20 tesserine dipinte nei colori grammaticali che possono essere combinate a piacimento. Sfrutta la logica semplice del “gioco dei 15”.

hic et nunc

digital painting,componenti metalliche e tela su supporto rigido in legno | 104.5 x 104.5 x 4.5 cm | 2012.



soffiagira

polimaterico | 77 x 77 x 3.5 cm | 2015 .



piano debole

legno laccato e componenti metalliche | 26.5 x 32.5 x 15 cm | 2016

E’ debole proprio perchè gli è stata sottratta la funzione principale, quella per cui normalmente le cose “devono” funzionare.

in&out - dentrofuori

legno laccato | 67 x 67 x 12 cm | 2014



16 finti cassetti che possono essere tirati dentro o fuori a seconda del gusto del visitatore.

appendispendi

polimaterico | 80 x 57 x 12,5 cm | 2017



44 mollettine per gli indumenti dipinte nei colori grammaticali che puoi appendere e spendere come meglio credi!

livello

polimaterico | 40 x 40 x 10 cm per 3 pz | 2017

è un opera costituita da tre oblò quadrati contenenti un doppio liquido colorato che rimane in “bolla”, cioè orizzontale alla linea di terra, ogni volta che vengono fatti girare. “L’Interazione cancella le differenze attraverso il gioco della Differenza. In un mondo in cui tutto è di tutti le differenze si annullano. E’ attraverso l'”etero-ritorno” dell’interazione che la Differenza si afferma in tutto il suo valore di presenza autentica. Mentre infatti le differenze si affermano per principio di identità, la Differenza si afferma secondo il principio dell’eteronomia e della diversità. Il recupero del “corpo” passa per il concetto di ALTRO”.

on-off - accendispegni

polimaterico | 60 x 60 x 20 cm | 2012



Light-box costituita da 36 interruttori collegati ad altrettante caselle luminose che si accendono e si spengono a seconda dell’interruttore che si sceglie.

C.C.S. [contrasto cromatico simultaneo]

digital painting su supporto rigido e legno | 52,5 x 52,5 x 15 cm | 2013

il contrasto cromatico simultaneo è un effetto psico-percettivo che ci induce a percepire i colori in funzione delle loro diverse combinazioni. Il cerchio centrale è infatti della stessa tonalità di arancione, ma essa ci appare diversa a seconda dello sfondo sul quale campeggia. L’opera è costituita da otto schede ciascuna delle quali ospita un semicerchio arancione e uno sfondo di colore diverso, chiaramente intercambiabili dal visitatore, in modo che questi possa sperimentare il contrasto cromatico simultaneo.

cruciquadro

stampa digitale su supporto rigido | 106 x 76 cm | 2012



Interazione scritta, quella del cruciquadro. Appartiene alle prime opere della serie.

boing boing - le palle di pallotta

polimaterico | 80 x 80 x 10 cm | 2016



Boing Boing, soprannominato provocatoriamente le palle di pallotta è realizzato con 16 sferette di legno incollate all’estremità di una molla che le fa oscillare al momento che vengono toccate.

pendolo semplice (bozzetto)

polimaterico | 4 x 10 m | 2016

Pendolo semplice è un installazione che usa il principio dell’interazione poiché le sfere sono pensate per essere sospinte come nell’esperimento del pendolo di Galileo. Le grosse sfere sono sospese a soffitto e realizzate nei quattro “colori grammaticali” (rosso-verde-giallo-blu) tipici della ricerca di interarting, i quali essendo “originari” sono di “supporto” al principio dell’interazione.

my favourite color

digital painting, componenti metalliche e supporto rigido in legno | 100 x 30 x 2 cm | 2012

un cursore analogico di alluminio si può muovere su una scala cromatica facendolo fermare sul colore che preferisci! Una delle primissime opere della serie interarting .

alfanumerico

mdf laccato | 159 x 133 x 2 cm | 2015

attraverso le tessere a losanga puoi comporre lettere e numeri. Il sistema è quello delle vecchie sveglie analogiche

bookolor

carta | 30 x 22 cm x 4 pz | 2018

Prendi il libro lo sfogli e ti accorgi che dentro, non c’è niente da leggere, e forse allora da leggere ci sei tu!.

bookolor gray version

carta | 30 x 22 cm x 4 pz | 2021

Prendi il libro lo sfogli e ti accorgi che dentro, non c’è niente da leggere, e forse allora da leggere ci sei tu!.

combinacolor 3per

polimaterico | 30 x 30 x 8 cm | 2019

Il principio è quello del telefono analogico, con la rotella, che infilando il dito , ti permetteva di comporre l’esatta combinazione del numero. In questo caso a comporsi sono i colori in una variabile infinita di possibilità.

combinacolor 2per

polimaterico | 37,5 x 37,5 x 5 cm | 2023

combinacolor 9per

31,5 x 31,5 x 16,5 cm x 7 pz e 31,5 x 31,5 x 27 cm x 2 pz | MDF laccato e light box | 2019

happyflower o fiorefelice

polimaterico | h: 120 cm diametro 104 cm | 2016.

Dieci petali colorati semovibili a piacimento. L’opera sfrutta il prncipio semplice delle mazzette dei colori.

fioreluce o happyflower 3per

polimaterico | 50 x 50 x 7 cm | 2020.

fioreluce o happyflower 3per prende spunto dal proiettore luminoso con i deflettori direzionabili che infatti possono essere disposti a piacimento dal fruitore dell’opera.

muro di colore

bozzetto di preparazione | opera in progress | murales



“Muro di colore” è un esperimento di arte relazionale che consiste nell’aver diviso un muro della città di Isernia, lungo circa 20 mt e alto circa 4 mt, in 175 caselle. Da settembre 2018, sto chiedendo ad amici, artisti e critici d’arte di scegliere una casella e un colore, fra quelli dell’arcobaleno. Quando tutte le caselle saranno riempite, mi recherò sul posto, per riportare ogni colore nella casella prescelta. Il disegno delle pagine precedenti è la riproduzione in scala del muro, che porto in giro con me nei miei viaggi d’arte, ed il frutto dell’interazione degli “autori” ai quali ho chiesto di partecipare. “Muro di colore”, è il gioco della Differenza che abbatte i muri della differenza. Tra i tanti nomi che hanno partecipato compaiono anche quelli di Michelangelo Pistoletto, Achille Pace, Franco Summa, Giorgio De Finis, Lorenzo Canova, Giorgio Grasso, Luigi Prestinenza Puglisi, Nicolas Ballario, Franco Purini, Maurizio Galimberti.

inte(g)razione

Urcodice | Opera site-specific 210 x 370 cm | stampa digitale su PVC e pennarelli | 2018

Dalla complessità dei differ-enti è sempre possibile una sintesi riconducibile al Tutto. L’Urcodice è un tentativo molto rigoroso di riconduzione ad una struttura di appartenenza. Una programmazione semplice, che sottintende a tutte le società e che rende possibile la relazione dei differ-enti: l’inte(g)razione.

My Height o La Giusta Misura

opera site specific 210 x 60 x 0,5 cm per 4 pz nei colori rosso-giallo-verde-blu stampa digitale plastificata su forex 2018.

Le prime attenzioni che si rivolgono ai migranti dopo lo sbarco, riguardano la misurazione delle caratteristiche fisico-oggettive: altezza, peso, impronte digitali. Numeri che confluiscono nel database e che avrebbero la pretesa di identificazione. È vero che apparteniamo all’ordine cosmico del Tutto. Lo siamo in qualità di enti differ-enti. Non riconducibili affatto ad un inventario di informazioni parametriche. My height o Giusta Misura e Digit misurano l’incommensurabile. Lo fanno a partire da una scelta semplice di programmazione, una differenza. Il colore, infatti, schiude tutta una serie di significati connotativi spesso anche difficilmente decifrabili. Quando scegliamo un colore noi “ci misuriamo” con qualcosa di più grande, poiché il colore rappresenta il macro insieme in cui più differ-enti restano inclusi. Siamo quindi invitati a pensare al noi invece che all’io singolare. È il noi-differ-ente che crea la comunità cosmopolita, la città molteplice, la società interculturale. Mai come in questo momento storico la città diventa davvero un grande contenitore di differenze. Soltanto sotto la prospettiva dell’ordine cosmico queste differenze insite nella natura di ciascun individuo possono unire e non dividere. Si può, anzi è un dover-essere portatori di singolarità, senza tradire l’appartenenza al più grande ciclo dell’etero-ritorno. Provare a guardare oltre l’oggettività delle cose è l’unico modo per recuperare la (dis)integrità ovvero l’integrità come differ-ente o essente parte di un insieme più grande. Non si tratta di aderire al decalogo dei fondamentali. È di più un lavoro di superficie. Del resto l’unica ad essere inviolabile è la legge di Dio, ma questi abita l’indifferenziato.

on-off in RGVB

light box | 150 x 160 x 8 cm | 2020



La tautologia o il truismo ricorrono nelle mie opere non tanto per confermare un’indicazione segnaletica di per sé icastica e ovvia. È evidente infatti che i colori non abbiano bisogno di nessuna tassonomia o nomenclatura per essere riconosciuti. Le cose “sono come sono” e ci appaiono sempre e in tutta la loro “chiara incomprensibilità”. La verità è ovvia infatti, tanto ovvia da restare sempre celata, e ciò che ci sforziamo di dire intorno alla verità è solo ciò che si “attiva sulla superficie”. È qui che il soggetto si rende presente a sé stesso, diventa autoevidente: […] irrinunciabilità della soggettività, quindi di Narciso, che è in fondo un modo di specchiarsi senza specchiarsi. Specchiarsi senza immagine, è il bambino che ama se stesso come la madre lo ama e che dalla madre pretende tutto l’amore […] (Maurizio Grande). Nell’autoevidenza di sé stesso il soggetto perde la sua funzione di essere significato e significante, recupera la centralità del corpo proprio e si riposiziona al centro del mondo. Esiste una pars costruens dell’autoreferenza del soggetto a sé stesso. Quando infatti l’autoaffezione, l’autoevidenza si privano della rappresentazione, dell’immagine, il soggetto ritorna su sé stesso, ritorna a giocare liberamente. Il bambino che chiede tutto l’amore alla madre si comporta narcisisticamente ma lo fa senza aggiungere significato e soprattutto senza intenzionali pretese di assurgere a significante. Lo fa e basta, sic et simpliciter. Nella rappresentazione logocentrica infatti il soggetto si ri-presenta come altro da se, nel rimando inevitabile dei significati che si aggiungono all’originale. Nel gioco (tautologico) non c’è sovrappensiero, poiché significato e significante coincidono, aderiscono. Di questa interazione, resta tuttavia ancora il soggetto, ma deprivato della sua immagine rispecchiata, intrascendibile quindi, irrimandabile. Puoi solo avere l’autoevidenza interiore dei tuoi gesti

quadrogiro

mdf laccato e componenti metalliche | 41 x 30 x 15 cm x 2 pz | 2020.

è un gesto tipico del fotografo quello di delimitare lo spazio d’inquadratura con le mani. e poi di girarsi fino a che non si individua il campo desiderato. da qui l’idea della cornice che attraverso l’inquadratura girevole mette a fuoco dei punti di vista sempre differenti.

RIF in RGVB

15 x 48 x 5.5 cm | acrilico su mdf | 2021



omaggio spontaneo al logo del Museo delle Periferie

simplex4x

MDF, acrilico e componenti metallici | 10 x 10 x 2 cm | 2018

SIMPLEX4X, leggibile anche come “simplex four x”, ci suggerisce che l’inopinabilità dell’ente matematico, il numero 4, può essere messa in discussione attraverso il gioco dell’interazione, che infatti ne cambia sempre forma e colore. I quattro elementi geometrici rappresentano anche gli estremi della riproduzione interattiva che sono l’uomo e la donna (con la testa nera e bianca) che interagendo fra di loro, danno luogo alla riproduzione della vita.

simplex4x macro asilo

MDF, acrilico e componenti metallici | 10 x 10 x 2 cm | 2018

Immagini del laboratorio svolto durante il macro asilo

specchio riflesso

legno laccato e specchio | 100 x 100 x 12 cm | 2018.

16 specchietti montati su supporto ruotabile ti dicono che la vita è tutto un punto di vista!

svitavvita 16per

polimaterico | 78 x 78 x 22 cm | 2016 | La foto dell'interazione è di Marisa Pia Boscia.

16 cubi (lavorati a mano) e montati su una vite senza fine si svitano e si avvitano a seconda di quanto le fai ruotare e in quale direzione.

svitavvita in rgvb

polimaterico | 54 x 54 x 20 cm | 2022

16 rotelline (lavorate a mano) e montate su una vite senza fine si svitano e si avvitano a seconda di quanto le fai ruotare e in quale direzione.

terzo paradiso in RGVB

omaggio a Michelangelo Pistoletto | 42 x 22 x 5.5 cm |acrilico su mdf e specchio | 2021.

tiramolla MAAM

dimensioni ambientali (50 x 50 x 50 cm x 8 pz) | legno, quarzolite e componenti metalliche | 2018 .

Tiramolla: otto cubi colorati nei colori rosso-giallo-verde-blu montati su delle molle che oscillano molleggiando se li tiri e poi li lasci andare!

tiramolla 3per

50 x 50 x 200 cm circa | polimaterico | 2019

Altro lavoro eseguito per lala Residenza d’Artista La Tavola Migliandolo, presso l’antica Casa Nebiolo. È un’installazione composta da 3 volumi semplici, il cubo, la piramide capovolta, e la sfera, montati a loro volta su gambe molleggianti e che quindi si prestano al gioco interattivo del “tiramolla”. Nel video (il link di sotto) l’interazione è in realtà attivata dal vento. I movimenti lenti e i suoni ASMR di sottofondo inducono alla tranquillità anche se l’oscillazione precaria degli elementi potrebbe essere foriera di qualche imminente avvenimento. Equilibrio precario..

cubosferapiramide o presepe laico

quarzite su polistirolo e cartone, e supporti metallici | 50 x 50 x 150 h circa x 3pz | 2023



tiramolla 12per

50 x 50 x 200 cm circa | polimaterico | 2019.



Chiusi in casa, come in dei blocchi neri, la vita non finisce, anzi, continua a vibrare ed è più che mai stracolma di colore!

uovo-n-uovo

200 x 140 cm circa | polimaterico | 2019

Ecco il mio uovo, realizzato a Migliandolo, presso l’antica Casa Nebiolo in occasione della Residenza d’Artista La Tavola di Migliandolo e contemporaneamente all’evento RE-BIRTH – le Uova della Rinascita

Progetto di Installazione Artistica Collettiva in occasione del Rito del Solstizio 2019. A cura di Claudio Mogliotti. L’uovo rappresenta la ri-nascita. Rinascere significa nascere secondo ripetizione e quindi secondo differenza. Non esiste infatti momento di nascita uguale ad un altro momento. La generazione della differenza della vita, avviene per “penetrazione”, per “sfondamento” della superficie, per mezzo di gesti semplici, come infilare o guardare dentro, segnalati da geometrie semplici, per poi scoprire che da toccare o da vedere non c’è niente e quindi tutto quello resta di fondamentale. Anzi di “s-fondamentale”. I gesti che deflorano la superficie perfetta dell’uovo, ci informano che la scoperta autentica avviene per discesa nelle viscere e non per ascesi all’iperuranio. Uno “sfondamento.”

davanti&dietro

mdf laccato e componenti metalliche | 64 x 55.5 × 7.5 cm x 4pz | 2021



Tra il 1931 e il 1933 Giacomo Balla volle omaggiare Mussolini ritraendolo durante la “Marcia su Roma” sul retro della stessa tela che aveva utilizzato per un capolavoro futurista “Velocità Astratta”. Sarà Maurizio Calvesi ad accorgersi, parecchi anni dopo, (nel 2000 credo) della “doppia faccia” del quadro e anche dell’uomo, viste le profonde differenze stilistiche fra l’una e l’altra composizione.

tappastappa

polimaterico | 73 x 72,5 x 9.5 cm | 2020

16 tappi colorati che puoi usare per tappare e stappare i fori giocando a comporre delle costellazioni semplici.

Simplex Sigillum Veri

18,8 x 13,5 x 13,5 cm x 9 pz | legno laccato a mano | 2022


[...] 19.9.16 - l'umanità ha sempre cercato una scienza ove sia simplex sigillum veri. Non vi può essere un mondo ordinato o un mondo inordinato, così che si possa dire che il nostro mondo è ordinato. In ogni mondo possibile, invece, v'è un ordine, anche se complicato, così come nello spazio non vi sono distribuzioni di punti inordinate e ordinate, ma ogni distribuzione di punti è ordinata. (Questa osservazione non è che del materiale per un pensiero.) L'arte è un'espressione. L'opera d'arte buona è l'espressione compiuta. [...] Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus.

simpleX4piXel

legno laccato | 11 x 11 x 11 cm | 2019

Interazione semplice: quattro regoli ruotano su un’asta centrale e generano composizioni semplici ma infinite

digit

mdf laccato, carta e tamponi inchiostrabili | 79 x 73 x 20 cm | 2015



231 cellette numerate, due tamponi inchiostrabili e le tue impronte!

duplex - interazione duplice

50 x 50 x 50 cm x 4 pezzi | quarzite e acrilico su legno e forex, componenti metallici e piastre girevoli | 2022



lookinside o guardaquesto

50 x 50 cm x 4 pz | light box in legno laccato mano in acrilico | 2024



Non c’è niente da vedere. Non è più il soggetto che ha di fronte a sé un oggetto, l’opera d’arte, che ne diventa oggetto del desiderio erotico, estetico, etico. È il soggetto che si disinforma dell’oggetto. Nello scoprire che guardando all’interno non c’è niente da guardare, l’azione stessa del fare, intesa come progettualità, come intenzionalità, diventa mero atto privo di qualunque significato, in verità riposizionando il focus sul corpo inorganico, perché come ricorda il filosofo, noi non abbiamo un corpo, noi siamo corpo. Soggetto che non si riferisce più all’oggetto al punto di non riconoscersi come altro da sé stesso, quindi abbandonandosi all’auto-contemplazione dell’oblio, del vuoto, del buio, dell’assenza, del giuoco. Nessuna profondità metafisica, nessuna esegesi freudiana, nessuna fondazione iperuranica. Pura e meravigliosa tautologia di superficie, di sfondamento, di penetrazione. Non più erotica ma pornografica. Ogni volta che il fruitore-atto-re ripete l’interazione si è letteralmente fuori dalla stanza, fuori dalla scena del tempo e dello spazio, si è ovvero osceni, dall’etimo greco ob-skenè che significa fuori dalla scena. […] l’eros ha tregua nel suo rovescio, costituito dal porno che per sgomberare il campo dagli equivoci, sarà preferibile definire osceno, dall’etimo, o-sceno - fuori scena. L’osceno è per definizione l’eccesso del desiderio, una volta, s’intende, sacrificato, svilito, immolato eros. […] Il “rapporto osceno” è la relazione mancata tra soggetto e oggetto, è l’orgasmo non sollecitato da nessun desiderio, da nessun vitalismo o voglia, prerogative queste dell’ansia erotica, nella reciproca situazione oscena, i corpi se ne stanno come cose, oggettità pietrificata ma presente alla mente come un altrove, una irriflessa sovracoscienza incantata; le posture, i gesti, le smorfie involontarie somigliano come evocate da una meccanica automatica, come se qualsivoglia occasione porno fosse spiata da un occhio estraneo, intestimoniabile, assolutamente altro dall’orgasmo proprio dell’estasi mistiche di cui il soggetto-oggetto sa un bel niente, mai presente a se stesso, nel suo io. Il non-amore osceno somiglia il ricordare le cose che non sono, le cose sole queste, indimenticabili. […] a-mors dalla lettura ambigua ma suggestiva dell’etimologia del termine di origine latina, significa letteralmente senza-morte, definizione che sancisce la nostra natura irrefutabilmente mortale e il cui superamento vitale, può accadere soltanto per sconfinamento del desiderio nell’altrove, nel nulla, nell’abbandono dei sensi, anche oltre il senso del piacere. Del resto noi non possiamo parlare della vita con la vita, dell’arte con l’arte, di Dio con Dio. Noi non possiamo parlare di niente. Così -non- ho parlato.

Passaggio in RGVB

legno e acrilico | installazione site specific | dimensione ambiente | dicembre 2023 | Auditorium Unità d’Italia Isernia.



Collegamento simbolico fra i due volumi dell’Auditorium Unità d’Italia di Isernia, in occasione della 10^ Edizione del P.A.C.I. Premio Auditorium Città d’Isernia, dedicata ai temi dell’architettura disegnata e della “abitabilità evolutiva”.

inquadraquesto

stampa digitale su carta fotografica e stampa digitale su forex | 15 x 15 cm per 24 pz e 100 x 60 cm | 2022



“inquadraquesto” è un progetto per una mostra sperimentale volta a indagare le possibilità fra i processi interattivi e quelli dell’interazione. L’interattività si esplicita maggiormente attraverso la tecnologia digitale. I dispositivi che celebrano questo tipo di interazione forte sono comunemente i telefonini. L’interazione invece si manifesta per relazione dei corpi con i corpi e dei corpi nello spazio circostante. È in questo senso possibile definirla come interazione analogica o debole. Non avevo ancora esplorato, prima di questo momento, la condizione di passaggio da un tipo di interazione all’altra, essendomi concentrato da subito sugli aspetti dell’interazione debole. L’opera consiste in una serie di etichette di forma quadrata di dimensioni 10 x 10 cm con la sola indicazione del QR code, generate secondo la “matrice verità”. Quindi avvicinando il dispositivo al codice apparirà sullo schermo una campitura monocromatica, in alcuni casi combinata con il disegno stilizzato di un fallo, (da qui il titolo della mostra). Lo scopo è quello di provocare il ricentramento del proprio corpo riposizionandolo al centro del mondo, poiché, l’assenza di informazioni precise alle quali il QR code normalmente è associato, annulla l’effetto forte dell’interattività tecnologica che si trasforma quindi in gioco e inoltre, non “delocalizzando” la mente altrove, “riposiziona” il corpo” nello spazio d’azione hic et nuc. Il fallo stilizzato ha lo scopo di esacerbare lo straniamento e la sensazione di détournement. La condizione di disagio che innesca, spinge il fruitore a guardarsi intorno per evitare di essere guardato in una situazione di imbarazzo e quindi di guardare gli altri corpi in azione, o meglio in inter-azione. L’assenza di informazioni, il “niente” da osservare, sono delle provocazioni ludiche, contro il dispotismo delle sovrastrutture di pensiero, di sistema e della concezione del mondo intorno al logo-fono centrismo di marca psicologica. Siamo innanzitutto corpi danzanti intorno al fuoco.

open close light box

legno e acrillico | 77 x 77 x 19 cm | 2019



Open/close è costituita da 16 finestrini girevoli che simulano il fenomeni dello stare chiuso e dello stare aperto. La retroilluminazione favorisce tale condizione. I finestrini sono chiaramente regolabili dai fruitori.

PROMETHEUS

Otto cubi nei colori rosso, giallo, verde, blu, due per ogni colore, posizionati nel cortile del Museo Archeologico Francesco Ribezzo, nella città di Brindisi, pronti per essere distrutti. La distruzione, un gesto che si pone in termini di:

- interazione, poiché è avvenuta per mano degli altri artisti della residenza;
- integrazione - anche se per alienazione - con il contesto circostante non solo fisico ma anche “disciplinare” nel senso che della distruzione resteranno “reperti archeologici”;
- disintegrazione del tabù per il quale l’arte si deve fruire a distanza di sicurezza.

È pure una precauzione provocatoria contro qualche integralismo religioso che magari fra qualche migliaio d’anni deflagrerà tutta l’arte occidentale!

Una risposta un poco meno provocatoria contro la iperproduzione senza senso dell’industria dell’arte. Il montaggio del video è in reverse. Si può cogliere in questo modo l’idea che “la fine di tutte le cose è anche l’inizio di tutte le altre” - the end of all things is also the beginnings of all others.

Prometheus è il dio della rigenerazione del corpo proprio. È il corpo, inteso come potenziale supporto biologico, il cominciamento insostituibile di ogni possibile speculazione successiva.

Durante la residenza ho visitato questi luoghi magici in cui la ri-generazione avviene per mano degli elementi naturali, il sole, il mare, il vento, il fuoco. Ho registrato diverse clip audio nelle quali si sentono il suono del vento, il frangersi delle onde, il canto delle cicale al sole. I suoni sono stati registrati fra le località di Torre Guaceto, Porto Miggiano, Gagliano e Santa Maria di Leuca.

Il “corpo proprio” nasce e muore continuamente, in tutte le cose, naturali o artificiali. Noi tendiamo a dimenticare questa nostra natura peritura e a comportarci come se il tempo ci fosse indifferente. Il dono più grande di questa nostra “Antropologia” è la “Riproducibilità”, quella che avviene per ripetizione di gesti semplici, precomprensivi, e che promuove la differenza della vita.

Io lo chiamo “etero-ritorno”: non il cerchio nietzschiano che si chiude su sé stesso, ma l’elicoide, inteso come qualcosa che deriva dalla combinazione del tempo lineare dell’evento e di quello ciclico dell’eterno ritorno.

I resti sono stati imbustati e catalogati riprendendo la numerazione del catasto delle piante secolari che la Regione Puglia ha assegnato alle piante di Ulivo del Parco Archeologico di Lama d’Antico, come a voler intendere che tali resti appartengono in modo “radicale” alla terra in cui sono stati prodotti.

PROMETHEUS - MAAM

the end off all things is also the beginning off all others | 50 x 50 x 50 cm x 8 pz circa | installazione, performance e video | 2020 | attori: Lucio Barbuio, Michele Spina, Marialuna Storti, Antonio Pallotta



[…] È questa la fatica a cui siamo vocati: sostenere un doppio sguardo, capace di fissare in faccia la rovina e assieme la lamina di sole che accende ogni mattina. Franco Marcoaldi Otto cubi nei colori rosso, giallo, verde, blu, due per ogni colore, sono al centro di questa azione artistica di Antonio Pallotta. Dal titolo della performance, Prometheus, e da questi colori primari appare evidente che ci confrontiamo con una peculiare cosmogonia che, invece di procedere dall’aggregazione dei frammenti verso la ricomposizione di un insieme strutturato, compie un cammino a ritroso per poi ricominciare da capo, forse eternamente. La purezza della geometria platonica viene qui ridotta in frantumi, rubata agli dei per essere finalmente offerta agli uomini, rimodellata dal tempo della rappresentazione e da quello della riproduzione. Nel video in reverse e nelle foto le pure forme dei cubi si ricomporranno o si evidenzieranno come complete in se stesse, svincolandosi dal regime caotico al quale il gesto casuale dei performer sembrano consegnarle. La profanazione della forma consente all’umano di appropriarsi dei singoli frammenti, di ricomporli liberamente anche se solo a livello immaginativo e visuale. Le geometrie pure non sono dunque svilite dal sacrilegio, ma riportate, tramite la profanazione del gesto e l’operare del corpo, alla fruibilità dell’antropico. Così la soffocante iperproduzione di forme, tipica della realtà produttiva contemporanea, si apre a una democratizzazione che non è iconoclastia, ma al contrario pulsione germinativa di forme caotiche e di sensi non necessariamente controllati dall’artefice. “La fine di tutte le cose è anche l’inizio di tutte le altre” come giustamente chiosa lo stesso Pallotta. Nel Prometeo di Pallotta, l’eterno ritorno delle antiche cosmologie pagane lascia spazio a un tempo sospeso e palindromo, che va liberamente avanti e indietro, ma ogni volta si riavvolge su di sé, senza mai tornare al risultato originario. In un racconto di Franz Kafka dedicato a Prometeo, si narrano varie versioni della leggenda: «Secondo la prima, poiché aveva tradito gli dèi per gli uomini, fu incatenato al Caucaso, gli dèi mandavano aquile a divorargli il fegato che sempre nuovamente ricresceva. Secondo la seconda, Prometeo per il dolore dei colpi di becco si addossò sempre più alla roccia fino a diventare una sola cosa con essa. Secondo la terza, nei millenni il suo tradimento fu dimenticato, dimenticarono gli dèi, le aquile e lui stesso. Secondo la quarta, ci si stancò di lui che non aveva più ragione di essere. Gli dèi si stancarono, le aquile si stancarono, e la ferita, stanca, si richiuse. Restò l’inspiegabile montagna rocciosa. – La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire di nuovo nell’inspiegabile.» Ogni versione della vicenda sparisce, sbiadisce nella memoria umana e nel ciclo degli atti divini, fino a lasciare solo l’inspiegabile della montagna alla quale il Titano è stato incatenato. Spiegare l’inspiegabile è il compito di creazione che l’arte si assume. Da un’arte eterna e immutabile, oggetto di adorazione, deriva, tramite la distruzione, una disseminazione estetica fertile, che il demiurgo offre generosamente agli approcci cognitivi del pubblico. Fabio Benincasa – Duquesne University

simplex4x in RGVB

21,5 x 21,5 x 19 cm | polimaterico | 2023

specchio riflesso in RGVB 2per

polimaterico | 30 x 30 x 19 cm | 2023

superbussola

30 x 30 x 14 cm x 2 pz | polimaterico | 2025



superbussola è costituita da un quadrante in quadricromia in quelli che nella mia ricerca chiamo colori grammaticali rosso-giallo-verde-blu e da un ago, che ricorda quello della bussola, e che lo spettatore può orientare sul colore desiderato imparando quindi a giocare con l'opera e posizionando l'indicatore sul proprio riferimento relativo. Non esiste direzione e orientamento di quelli già inscritti nella natura stessa degli esseri viventi. Di grande ispirazione è stata infatti la bussola biologica che gli uccelli dei grandi stormi migratori posseggono dalla nascita e che permette loro di affrontare viaggi intercontinentali, senza perdersi mai e facendo affidamento sulla capacità di auto-orientamento.

svitatvvita 9per

mdf laccato e componenti metalliche | 54,5 x 54,5 x 15 cm | 2016



9 rotelle (realizzate a mano) e montate su una vite senza fine si svitano e si avvitano a seconda di quanto le fai ruotare e in quale direzione.

zoominzoomout in RGVB

104,5 x 104,5 x 3 cm | stampa digitale su supportot rigido | 2012



Su ogni quadrato è stampata una lente di ingrandimento che suggerisce di allontanarsi o avvicinarsi dall’opera a seconda di cosa si voglia vedere sulla tela!

saliscendi (omaggio a Gianni Colombo)

62 x 120 x 50 cm x 2 pz | polimaterico | 2017.



Installazione omaggio all’opera di Gianni Colombo Bariestesia, dove però quello che conta non è invitare il visitatore a mantenere l’equilibrio ma, ristabilire il primato fisiologico su quello psicologico attraverso l’interazione “debole” di scendere e salire.

baciaquesto in rgvb (a S.)

mdf, gesso e acrilico | 50 x 50 x 5 cm per 4 pz | 2025



Baciare letteralmente l'opera d'arte. Un gesto che deve essere compiuto e interpretato come un modo per azzerare le distanze, per recuperare la centralità del nostro corpo intendendolo come un unicum disorganico. Nessuna dissacrazione pop. Si tratta di sbarazzarsi della paura della differenza, promuovendola. È solo attraverso la differenza che si compie il miracolo della vita. Solo disimpegnandoci, disoccupandoci, disobbligandoci dalle restrizioni e dalle repressioni dei comandamenti sociali e morali, possiamo riguadagnare lo spazio vitale del reale. Ma non è il consumistico e nocivo assecondamento del solo principio di godimento senza limite e fine a se stesso. La legge del desiderio infatti "impone di scegliere di rinunciare all'indifferenziato per capire che siamo sempre stati prima ancora di esserci stati semplicemente.

superpositio

acrilico su tessuto | 150 x 150 cm per 4pz | 2025



Descrizione dell’opera: Il titolo superpositio (dal latino: “sovrapposizione”) richiama l’atto fisico e concettuale che attraversa l’intera opera: l’interazione tra forme archetipiche — quadrato, cerchio, piramide — che non solo coesistono, ma si intrecciano, si sovrappongono e si trasformano in un linguaggio visivo primordiale. Il supporto scelto, il tessuto, non è neutro. È materia viva, fragile e resistente allo stesso tempo, capace di assorbire tracce, gesti e memorie. In questo lavoro, il tessuto bianco (il lenzuolo) diventa pelle e pagina, superficie che ospita i segni originari dell’esperienza umana: il geometrico come gesto antico, universale. Attraverso la cucitura o il disegno — tecniche legate al fare manuale e alla cura — l’opera suggerisce che le forme non sono solo figure astratte, ma strati di senso. La sovrapposizione finale, nel quarto lenzuolo, non è semplice somma, ma atto di sintesi, una soglia in cui i simboli si fondono e rivelano una nuova forma, possibile o impossibile, che è memoria, corpo e visione insieme. In superpositio, la geometria incontra la carne del mondo: la stoffa. Il Titolo in latino serve a conferire all’opera un valore di solennità, in quanto essa lavora con i segni e i valori delle forme archetipe “eterne e incontrovertibili” che poi si scontrano con la leggerezza del tessuto che viene attraversato dal vento e dallo spazio. L’esattezza delle figure geometriche, le quali si ritrovano anche nelle recondite leggi e strutture del cosmo, viene in realtà rilevata come qualcosa di non assoluto, di non preciso, di non geometricamente esatto. Aspetto evidenziato dal tratto incerto della pennellata che, da lontano, appare accurata e precisa e, da vicino, è invece frastagliata, trasbordante, come per esempio lo sono i pianeti, a seconda del punto di osservazione. L’ur-codice in effetti, per essere sempre riscontrabile nelle strutture di scrittura e linguaggio, deve anche rimettersi alla possibilità, aperta, dell’imperfezione. In natura le sovrapposizioni non sono mai perfette, ristabiliscono di volta in volta dei nuovi equilibri, ridisegnano il paesaggio. Aggiungi le fotografie nella cartella drive

#distruggere

"#distruggere" è una performance di distruzione dell'installazione "controforma" un opera concepita fin dall'inizio per essere temporanea e quindi destinata alla distruzione. Un'esperienza propedeutica a quella più strutturata di Prometheus. Il video è in bassa risoluzione perchè l'ho registrato come diretta facebook non pensando di poterlo rimontare sul canale youtube. La distruzione è avvenuta all'interno della Sala Mostre dell'Auditorium Unità d'Italia di Isernia, nel mese di Novembre, durante le operazioni di disallestimento del P.A.C.I. 2018. Riprese, musica, voce, e montaggio di Antonio Pallotta.

allacciaslaccia

84.5 x 67x 4.5 cm | legno, tela, lacci e componenti metallici | 2015



16 lacci neri su fondo bianco che si posso annodare e snodare a piacimento!

CLMM in RGB e CLMM in CMYK

polimaterico | 56.5 x 49.5 x 3.5 cm e 61.5 x 61.5 x 3.5 cm |2013 | prototipi



C.L.M.M. è un acronimo che sta per “come lo metti metti”. Le opere sono dotate di attaccaglie su tutti i lati in modo che possano stare a parete in qualsiasi posizione lo spettatore desideri. La tricromia (RGB - Red, Green e Blu) e la quadricromia (Cyan, Magenta, Yellow e Key black) sempre leggibile consentono la riproduzione potenziale di tutti i colori!